Ma vale così poco la pesca sportiva e ricreativa?

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Da giorni ho in mente un po’ di pensieri e li ho voluti riportare in questo articolo. Nelle prossime righe leggerete una riflessione dell’attuale situazione. Ho provato a dare una mia spiegazione. Si tratta di una personale riflessione da cui trarre qualche spunto per queste settimane ma soprattutto per il futuro.

Domenica scorsa questo sito (lapescainmare.org) è stato il primo a livello nazionale a pubblicare gli screen delle restrizioni circa la pesca sportiva e ricreativa nelle Regioni rosse e arancioni. In quelle ore nessuno era a conoscenza dei giorni di incertezza derivanti dalle FAQ del Governo. Leggendole sono rimasto esterrefatto: quanto era stato anticipato nella FAQ del Ministero dello Sport risultava quasi in contrasto con le nuove.

La notizia è giunta sulla bocca di tutti in poche ore e in tanti hanno sottolineato una verità: le FAQ non sono la Legge e pertanto vale il DPCM il quale, a loro parere, afferma altro. Non sono un avvocato e pertanto non voglio esprimermi su questo argomento. La ragione di questo articolo è un’altra e incomincio ad analizzare dal prossimo paragrafo. Ma se un avvocato interpreta il DPCM e la Prefettura ha idee diverse, la multa la si prende lo stesso in caso di controllo. Sono 400 euro e onestamente io non vorrei mai ammattire dietro la burocrazia italiana. O almeno non ne vale la pena. Perché ad esempio la Prefettura del mio territorio (Milano), mi ha chiaramente spiegato che la pesca a Milano e dintorni è vietata e mi ha esposto il link della FAQ del Governo.

Non voglio ammorbare chi mi segue con dirette FB o chiacchiere; i discorsi al momento sono inutili. Parlare va bene ma poi bisogna agire. Ma ci tengo a sottolineare un discorso da risolvere per il futuro. Perché ogni anno ci troviamo sempre punto e capo.

A mio giudizio, tutto quello che sta subendo la pesca sportiva e ricreativa è per causa di un solo motivo e lo dirò con parole quiete: siamo tanti, quasi due milioni o più, ma valiamo come il due di picche. Insomma, valiamo poco per la nostra politica. Si dimenticano sempre di noi ma, se c’è da farci stare a casa o c’è di mezzo una tassa, casualmente si ricordano della nostra esistenza e fanno addirittura una sezione dedicata alla FAQ. Oh, quale onore!

La beffa sta soprattutto nella evidente mancanza di comunicazione tra Governo e lo stesso Ministero dello Sport, alias sempre Governo. In tutto ciò il MIPAAF ci ha disconosciuto già da aprile quando scrisse una nota che “suonava” più o meno così: “Cari pescatori sportivi, si fa ciò che dice il Governo, non scriveteci per lamentarvi”. Esatto, lo screen preso sul sito del MIPAAF che gira da alcuni giorni sui social è, in realtà, un comunicato del 30 aprile.

Ecco, partiamo da qui: dal primo lockdown la nostra categoria sembra essere più legata al Ministero dello Sport che a quello delle Politiche Agricole. Tanto è che a maggio la pesca non professionale è stata riconosciuta un po’ da tutte le figure come sport. A questo punto oggi sembra che per il Governo non sia esattamente così. E che quel riconoscimento sia dovuto al supporto diretto delle Regioni.

Ma la cosa più grave è la grande confusione alzata in questi giorni. E in tempi di emergenza non è un toccasana. Anche perché dubbi e confusione si traducono in multe! Ognuno di noi ha diritto a sapere cosa può o non può fare con chiarezza. Poi, secondo la propria coscienza e circostanza, decide se andare a pesca o restare casa.

Dopo aver sottolineato questi primi concetti di natura sociale, voglio ricordare anche una questione puramente economica. La pesca sportiva e ricreativa genera un fatturato dell’ordine del miliardo. Ci sono tanti lavoratori dipendenti o partite iva, aziende italiane e multinazionali o, in altre parole, famiglie che si sostentano grazie a questa stupenda passione.

I lettori che approderanno per la prima volta su questo sito, potrebbero far notare che gli occupati del settore pesca non sarebbero gli unici. Purtroppo non è proprio così. Perché per tante occupazioni dove il DPCM è particolarmente chiaro sanno se possono lavorare e incassare oppure prendere i fondi dello Stato. Per questa situazione poco chiara tanti negozianti del settore sono aperti ma non guadagnano nulla. E perdonatemi, ma cosa dovrebbero vendere se hanno il negozio lontano da una marina, in zona arancione e quindi il pescatore non può uscire dal proprio Comune? Oppure se si trovano in zona rossa dove la pesca è vietata? Vi posso assicurare che i casi sono migliaia e la maggior parte.

Inoltre sappiamo benissimo la situazione della nostra passione. Il Covid ha chiuso tante realtà in questi mesi e dato che il mondo della pesca non è florido come anni, fa mi dispiacerebbe sapere che questo sia l’inizio della fine.

La verità, purtroppo o per fortuna, è che una caratteristica della nostra passione è l‘individualità. Sì, ecco perché tutti i pescatori non avrebbero particolari problemi ad andare a pesca senza creare assembramenti. Ma questa individualità purtroppo negli anni ha portato sempre a non pensare (almeno pochi concetti base) unitamente. Per queste ragioni, amici pescatori, chiediamo chiarezza e supportiamo la causa dei negozianti, il tessuto e le fondamenta della pesca sportiva e ricreativa. Firmiamo tutti assieme la petizione che trovate qui. Sono la base della nostra passione e i consiglieri di spot, di tecnica e attrezzatura. Per una buona volta uniamoci tutti assieme per una nobile causa. Affinché questa unità sia la base per il futuro delle nostre battaglie. Sì, perché passata l’emergenza sarà il caso di farci riconoscere come sport in una nuova Legge, che si tratti di pesca ricreativa o sportiva . Quella pubblicata qualche mese fa (ne ho parlato qui) non è male come partenza ma a questo punto bisogna osare di più. Perché meritiamo di più!

Voglio dire, tanti sport su base individuale sono permessi, anche nelle zone rosse, e noi? Io personalmente farei guardare la foto sottostante a tanti politici e poi gli chiederei: “Ma qui creiamo assembramenti? Rischiamo di ammalarci?

In barca al largo di Otranto

Credo che ad entrambe le risposte si possa rispondere NO. E allora, per questa mancata considerazione, per tenere aperti tanti negozi di pesca ma sostanzialmente con le casse chiuse e senza aiuti, per tenere a casa tanti pescatori che prenderebbero la loro auto e andrebbero a fare due lanci in una scogliera isolata, per praticare una passione paragonabile in termini di assembramento ai runner o ai ciclisti, mi chiedo: “Ma vale veramente così poco la pesca sportiva e ricreativa?”. Chi dovesse rispondere a questa domanda affermativamente o avesse dubbi su quanto ho detto, gli consiglio un TSO. Sì, un T(rattamento) a s(alsedine) o(bbligato)! Sono sicuro che ci ripenserà!