Saturday, July 11, 2020
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Taglie minime e…massime: ecco cosa dovrebbe cambiare e perché

Le taglie minime: uno dei temi più trattato e discusso sull’ambito della pesca, che  ancora oggi crea dubbi agli scienziati e alla gestione della pesca. Prima di tutto definiamo che cosa intendiamo per misure minime e massime.

Da Wikipedia, “per misura minima si intende la misura minima trattenibile misurata dalla punta del muso sino alla punta della pinna caudale o sino alla forca di un pesce. Tale misura è espressa in centimetri.”

La nostra legislazione tiene conto delle misure minime per i pesci delle nostre acque, sia marine che di acque dolci. Queste misure minime però spesso sono soltanto frutto di calcoli che tengono conto più dell’economia alieutica piuttosto che della biologia dei singoli esemplari di una specie.

La comunità scientifica afferma che la misura minima andrebbe calcolata sulla base del raggiungimento dell’età riproduttiva degli organismi, concretamente bisognerebbe garantire che gli organismi possano compiere almeno un ciclo riproduttivo.

Si è sempre parlato di misure minime, senza considerare l’importanza della tutela dei grandi riproduttori, quindi con l’introduzione di misure massime, ovvero misure oltre al quale l’esemplare non può più essere trattenuto. Capita spesso di curiosare tra i post dei pescatori che mi seguono o che ho tra le amicizie di Facebook, per conoscere l’opinione che queste persone hanno sulla pesca o sull’ambiente. Sul tema delle misure massime ho letto con interesse dei commenti sul video di un rilascio di una spigola (o branzino) di notevole dimensioni, tra i vari commenti che elogiavano il gesto, si susseguivano altri commenti del genere: “Una bestia del genere non l’avrei mai rilasciata”, che indica come per certi pescatori il discorso delle misure massime non venga preso in considerazione, questo perché spesso consideriamo il valore di una cattura solo in termini banalmente umani e non ecologici, e spesso purtroppo anche economici (es: quella spigola venduta al ristorante mi ripagherebbe delle spese dell’attrezzatura ecc…che, si ricorda, è comportamento punibile dalle Forze dell’Ordine).

Gli esemplari più grossi oltre ad avere un rapporto dimensioni/numero di uova molto favorevole (in descrizione potete vedere un immagine che spiega questo fenomeno nella spigola), possiede un patrimonio genetico molto prezioso per la popolazione o per la comunità della sua specie. Quindi per una gestione di una pesca oculata, non solo andrebbero riviste le misure minime odierne, che sono completamente al di fuori di una logica di sostenibilità ecologica, ma andrebbero introdotte delle misure massime, che garantirebbero la conservazione di esemplari così preziosi per l’ecosistema.

Francesco Curreli
Biologo marino e guida di pesca, si laurea prima in scienze ambientali a Genova con tesi dal titolo “Analisi quali-quantitativa della pesca ricreativa degli Scombridae nella AMP di Portofino e zone limitrofe. Target e by-catch: il problema del tonno rosso” e poi in gestione dell'ambiente e del territorio marino a Sassari con tesi dal titolo ” Metodo di studio della pesca ricreativa all’interno dell’AMP di Tavolara Punta Coda Cavallo”, ora conduce ricerca all'AMP di Tavolara concentrando i propri studi sulla gestione della pesca ricreativa, ha fondato la prima attività di guida di pesca nella laguna di San Teodoro, per questo motivo il canale pesca tv di SKY ha dedicato per lui e la sua attività degli episodi della serie "Close up- visti da vicino" a cura di Antonio Varcasia e "Seabass hunters" a cura di Gianluca Sulas.
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