L’impatto della pesca ricreativa: tutti i numeri della Catalogna
Quando si deve valutare una attività con un impatto in termini di risorse come la pesca vale sempre la pena verificare l’importo generato ma, allo stesso tempo, quanto è impattante sulla flora o la fauna del territorio nazionale. Ovvero è necessario proporre una valutazione sui costi/benefici.
Facciamo un esempio per capire: un’industria produce un importante fatturato. Ma se la sua attività implica importanti danni ambientali o problemi di salute ai cittadini del circondario, facendo le dovute valutazione, capiremo che l’azienda crea sì benessere ma questo benessere viene annullato dai danni ambientali e da un’alta spesa medica per le cure.
Invece, sembrerebbe che la pesca ricreativa in Catalogna abbia un alto impatto economico pari a 90 milioni all’anno ma con solo il 5% del prelievo delle risorse ittiche. Come dire: poca spesa (basso prelievo), tanta resa (alto impatto)!
Dove sono scritti i dati che vi ho appena detto? Ebbene, nel rapporto pubblicato da ICATAMAR (legato alla Direzione Generale della pesca). Ma ho letto tante altre informazioni e curiosità importanti da sottolinearvi.
Il rapporto ha contato un campione molto ampio, circa il 16% dei pescatori sportivi e ricreativi della Catalogna. E’ stato condotto su due fronti: uno in campo tra i frangiflutti e porti, uno tramite un questionario on line. I numeri dello studio in campo li riporto di seguito: sono poco meno di 500 pescatori. Di questi, il 44% pescavano da terra, il 44% dalla barca e il 12% praticavano pesca in apnea.
Sul territorio Catalano si stimano circa 50mila praticanti, di cui il 96% sono uomini. E pensate che l’età media è tra i 40 e 50 anni. I pescatori da terra e da barca sono principalmente slegati da Federazioni o Associazioni di pesca. Al contrario questo legame è particolarmente forte tra i pescatori in apnea.
La pesca ricreativa dalla costa concentra il suo sforzo principalmente nelle zone balneari vicine alla capitale e ha uno sforzo medio giornaliero di 5 ore al giorno e un’azione di 25 giorni all’anno. La pesca da barca non mostra un chiaro schema di distribuzione geografica e
presenta una media di circa 4 ore al giorno di pesca e 32 giorni di pesca all’anno. La pesca subacquea è concentrata nelle aree con habitat rocciosi nella Catalogna centrale e settentrionale ed è praticata per circa 4 ore al giorno e 27 giorni all’anno.
Si stima che l’impatto annuale totale dell’attività in Catalogna sia di 1.366 tonnellate all’anno: 508 tonnellate corrisponderebbero alla pesca dalla riva, 760 t alla pesca dalla barca e 98 t alla pesca in apnea. Il totale stimato corrisponde al 5% delle catture della pesca commerciale in Catalogna nel 2019. Ragion per cui il 95% è legato alla pesca professionale!
Le prede obiettivo dei pescatori catalani sono quelle di maggior valore commerciale: saraghi, orate, spigole, sgombri e polpi.
Quanto a l’impatto economico dell’attività nell’intera economia blu della Catalogna, i risultati indicano un impatto indiretto totale di circa 90 milioni di euro: solo un terzo corrisponde all’impatto diretto su negozi e distributori di materiali per lo svolgimento dell’attività. Per approfondire, sono state cercate le maggiori voci di spesa per tipologia di pesca: da terra i costi principali sono il materiale per pescare e le spese dei viaggi per raggiungere gli spot. Nella pesca dalla barca le spese sono legate al carburante, all’ormeggio e agli oneri portuali del mezzo e successivamente al materiale da pesca. In conclusione, per la pesca in apnea si registrano le voci del trasporto (e viaggi) e vitto.
In conclusione, propongo una piccola divisione tra l’impatto in euro (90 milioni) e le 1366 tonnellate prelevate dalla pesca non professionale. Il risultato denota come ogni chilogrammo di pesce prelevano genera un valore di 66 euro.
Come anticipato inizialmente, ogni pescatore sportivo e ricreativo catalano genera un valore importante a fronte di un solo chilogrammo di pesce. E in Italia? Sarebbe molto interessante proporre uno studio simile alle nostre Associazioni. Cosa ne pensate?
Fonte di questo articolo: ICATMAR, 2020. Diagnosi della pesca marittima ricreativa in Catalogna (2019). Direzione generale della pesca e degli affari marittimi, Generalitat de Catalunya. 24 pagg.
















