Intervista alla campionessa italiana di pesca in apnea, Maria Fanito

Chi è Maria Fanito?

Dopo il blocco delle competizioni agonistiche del 2020, quest’anno si è riusciti a garantire la competizione del Campionato Italiano di pesca in apnea con una novità. Durante la gara maschile c’è stata (finalmente!) la prima edizione femminile e sul podio di Torre San Giovanni ha trionfato Maria Fanito, 53 anni, calabrese. Il podio è stato completato da Cinzia Assunta Cara al secondo posto e infine Alice Ferrari al terzo.

1-Ciao Maria, ormai sono passate alcune settimane dalla gara e dall’importante vittoria del Campionato italiano di pesca in apnea. Cosa ti porti dietro e qual è stato il momento più felice?

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Il campionato italiano svoltosi nella magnifica cornice salentina di Torre San Giovanni, marina di Ugento, si è rivelato un’esperienza straordinaria. Ho trovato accoglienza ed ospitalità da parte degli organizzatori, degli addetti ai lavori e di buona parte delle persone che vivono a Torre nel periodo estivo. Credo che, oltre la carica agonistica che mi ha impedito di rendermi conto della mia vittoria alla fine della gara (Donnarumma 2, hai presente?), il momento più bello e’ stato cantare l’inno di Mameli a pieni polmoni. Emozioni che ricorderò per sempre!

2- Quando hai capito che quel week end si poteva concludere con un primo posto?

Il campo gara è stato davvero imprevedibile. I pesci erano molto mobili, non tenevano le tane ed il campo fondo non mi offrivano molte certezze. Ero determinata a fare del mio meglio, forte e fiduciosa della mia esperienza. Credo di aver realizzato di aver vinto solo dopo la pesatura del gronco, che mi è valsa la coppa miglior preda, alla fine della seconda giornata. Mi ha regalato la soddisfazione di non tornare con il cavetto vuoto.

3- Come ti sei preparata alla gara? Che strategia hai adottato durante la gara?

Ho fatto una lunga preparazione per arrivare in forma all’evento, era un appuntamento che aspettavo da tempo e che si materializzava dopo il fermo del 2020 dovuto alle restrizioni Covid. Io stessa mi sono ammalata ed il recupero della forma si è rivelata davvero molto lento e faticoso. Tutto il mese di maggio l’ho dedicato a riprendere acquaticità e profondità, per poi partire alla volta di Torre San Giovanni. Con il mio barcaiolo Fidenzio Rollo, leccese del team dei Corsari di Cavallino, abbiamo tentato di controllare più fondale possibile sulle mie batimetriche congeniali. Il pesce era scarso ed il giorno della gara le tane erano vuote come lo erano durante la preparazione. Abbiamo visto alcuni pesci che si potevano insidiare all’aspetto, ma il giorno della gara non li ho ritrovati. Ho pescato a scorrere, cambiando strategia ed incitata dal mio assistente sono riuscita a trovare le prede che mi hanno regalato il podio più alto.

4- In generale, nel mondo della pesca pian pianino stanno aumentando le quote rose. Spiegaci come sta andando.

Siamo pionieri in uno sport praticato prevalentemente da agonisti maschi. Sono più che certa che la presenza femminile abbia dato nuova linfa all’agonismo: i dati della zona 9 (Calabria – Basilicata), zona in cui io sono presente alle gare selettive dal 2016, confermano che c’è maggiore partecipazione. Sono convinta che un numero sempre crescente di persone, coinvolgerà i propri familiari a seguire questo sport. Alcuni agonisti mi rivelano con grande soddisfazione che hanno le figlie che seguono le loro orme . Visto che si prospetta la possibilità di fare agonismo ad alti livelli italiani e mondiali , incentivano questa passione con più slancio. Il nostro sport è mosso dalla passione che ci contraddistingue, ci rende coesi e ci spinge ad amare il mare immensamente. La condivisione e questo spirito collaborativo che rende noi pescatori una grande famiglia, il grande sentimento positivo che ci dona emozioni impagabili e grande felicità, con consapevolezza lo vorremmo trasmettere ai nostri figli e alle nostre figlie. Credo che l’affermazione di una donna del profondo sud a questo assoluto abbia dato una propulsione ancora maggiore ad incentivare le quote rose da parte dei familiari. Consideriamo anche che la mia età, 53 anni compiuti a gennaio, amplifica quella solidarietà femminile che mi pone (mi auguro) come modello positivo.

5- Domani Maria Fanito diventa Presidente della FIPSAS. Cosa farebbe per incentivare questa passione? E cosa farebbe per incentivare la partecipazione femminile?

Ti ringrazio per la stima. Abbiamo un grande presidente che si avvale di ottimi collaboratori. Non è mia aspirazione avere un ruolo politico nella federazione. La federazione è molto attiva in tanti ambiti e si occupa di promozione. Sono sempre più convinta che incentivare i più piccoli, sostenendoli negli anni alla pratica sportiva, sviluppi la passione, unico vero motore di ogni sport. Gli sport minori soffrono molto la mancanza di seguito e di sponsor. Per questo sono grato anche al mio, l’azienda Beuchat. Nonostante ciò, spesso queste discipline sportive meno famose danno maggiori soddisfazioni nei grandi eventi , una conferma è  stata l’ultima Olimpiade. Inoltre sono dell’idea che le donne hanno una grande forza di volontà e quando si impongono nello sport affrontano molti più sacrifici degli uomini, spesso si confrontano con una società retrograda che non riconosce il valore femminile. Bisogna continuare a combattere a pugni stretti, è il caso di dirlo con un pensiero rivolto all’affermazione di Irma Testa anche lei donna del sud, contro gli stereotipi per abbattere queste barriere mentali. Una donna che pratica sport a livello agonistico, spesso deve rinunciare ad avere una famiglia propria, dei figli, qualora li voglia. Io stessa ho dovuto attendere che i miei figli crescessero per dedicarmi di può all’agonismo. La famiglia gioca un ruolo importante: è luogo in cui si coltivano, crescono e si rafforzano i valori e la forza di volontà, insostituibili elementi che fanno grande un’agonista. Oltre all’inculcare ai piccoli un grande amore per lo sport, bisogna insegnare loro il rispetto per le regole e per l’avversario, la sana competizione e lo spirito di sacrificio e di gruppo.

6- Cosa ti senti di dire ad una tua collega che magari si è sentita scoraggiata ad iscriversi ad una gara di pesca in apnea?

Ci auguriamo tutti che le prossime selettive vedano una maggiore presenza femminile. Io stessa invito chi ha interesse e capacità a partecipare al prossimo campionato di contattare me e tutte le mie amiche pescatrici in apnea del primo campionato per avere supporto logistico e sostegno morale.

7- Il prossimo evento sarà il Mondiale di pesca in apnea. Che sensazioni hai?

Il primo campionato mondiale di pesca in apnea femminile è un evento storico, potervi partecipare rappresenta per me il coronamento di tanti anni di sacrifici e passione per questo amato sport. Indossare la tuta della nazionale e difendere i colori della nostra Italia, mi rende orgogliosa e fiera: è un traguardo che ho sempre sognato e, dopo il Titolo Italiano, continuo a vivere il mio sogno. Bisogna sempre credere nelle proprie passioni ed adoperarsi al meglio per renderle possibili. Sono sicura che la squadra femminile si esprimeranno al massimo delle proprie capacità. Siamo consapevoli che in qualità di pioniere, comunque vada lasceremo indelebile il nostro nome nella storia di questo sport.