Intervista a Luigi Puretti: dall’apnea alla pesca con la canna!

Chi è Luigi Puretti, il super pescatore sportivo che pesca in apnea e dalla barca

1 – Ciao Luigi, sono passate alcune settimane dal secondo posto raggiunto al CI di pesca in apnea. Dopo tutto questo tempo che idea ti sei fatto? Poteva andare meglio o, ripensandoci, il secondo posto non è un boccone troppo amaro?

Ciao Andrea, onestamente un piccolo boccone amore dopo la gara c’è stato. Lo ripeto, Giacomo (nrd. De Mola) ha sicuramente meritato e ha potuto esprimersi al meglio in quelle condizioni di pesca. E sono sicuro che a lui, come a me e tanti altri, non tutto è andato liscio. Diciamo che mi è mancata la cernia il primo giorno. Infatti pensavo di portare a segno questa specie, individuata nei giorni precedenti. Purtroppo non sono riuscito a ritrovarla. Dopo qualche settimana sono tornato sul punto e c’era. Con questa cernia forse qualcosa sarebbe potuto cambiare. Ma pazienza, poteva andare sicuramente meglio ma alla fine il risultato è stato veritiero. Difficilmente avrei potuto fare di meglio in quelle condizioni (pesca profonda con forte corrente). 

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Dopo due anni una nuova intervista sul sito lapescainmare.org a Luigi Puretti, due volte Campione Italiano di pesca in apnea e amante della pesca dalla barca con la canna da pesca.

2 – Come qualsiasi campione, a maggior ragione se vincitore per due anni, immagino che il tuo obbiettivo fosse arrivare primo. E’ anche vero che sei l’atleta con i migliori piazzamenti degli ultimi 5 anni. Ti sei posto obiettivi per il futuro? 

 Detto sinceramente, vincere un altro Campionato Italiano è un obbiettivo a cui sicuramente miro e sarebbe una soddisfazione enorme. Però vincerne due o tre, fermo restando che sarebbe una gioia immensa, non ti cambia tantissimo. Quindi come obiettivo primario c’è sicuramente quello del confronto fuori dalle acque italiane e in ambito internazionale.

Luigi Puretti durante la preparazione del Campionato Italiano

3 – Come avevi impostato la gara in quei due giorni? Cosa ti aspettavi ma poi è stato disatteso?

La prima giornata avevo impostato buona parte della gara su pietre isolate dove prevedevo di prendere un paio di cernie ma che purtroppo non ho più ritrovato. Puntavo su cinque corvine di grossa taglia, infatti avevo selezionato 10 spot dove potevo trovarle. Ma purtroppo la forte corrente da maestrale ha fatto sparire questi pesci. Dopodiché mi sono spostato in acque più profonde dove avevo marcato ottime presenze tra cui saraghi e tordi fischietto di cui ne ho pescato uno. Poi ho avuto un colpo di genio: ho preso tre grossi saraghi e due tordi completamente nascosti nella posidonia. Non è stato semplicissimo perché li vedevo passare e poi si nascondevano nell’alga. E’ stato un colpo di genio perché l’acqua era bassa e mi ha fatto risparmiare almeno otto/dieci tuffi a -40 m profondità. Quindi ho fatto un buon lavoro. Mentre la seconda giornata ho cercato di puntare nuovamente sulle cernie. Così ho preso una cernia bianca e una cernia dorata. Ma purtroppo Giacomo era partito con le mie stesse catture o forse anche meglio. Quindi mi sono demoralizzato e ho cercato di verificare le condizioni sul grotto per trovare qualche sarago. Uno l’ho catturato e alla fine ho puntato il tutto per tutto su delle cigliate profonde. Qui ho pescato un dentice ma ho avuto altre due occasioni andate vane.

4 – Per un pescatore diciamo della zona come te, che ruolo ha il barcaiolo durante le fasi della gara e nei giorni precedenti?

A mio parere il ruolo del barcaiolo è di fondamentale importanza. Ma mi sento di escludere che un barcaiolo ottimo conoscente della zona sia garanzia di un buon risultato. Questo perché non solo deve avere un’ottima conoscenza del posto ma deve essere un esperto di agonismo perché deve essere cosciente di cosa serve ai fini della gara. Altrimenti potrebbe essere anche controproducente perché per la gara servono zone poco battute. Mentre un barcaiolo agonista che viene da fuori, in una settimana o più, riesce a fare un buon lavoro. Inoltre il barcaiolo deve essere in sintonia con il garista, prima di tutto dal punto di vista caratteriale, un po’ come è Francesco Sena con me. Non a caso ci divertiamo tanto insieme. Inoltre deve preparare quanto è più possibile le cose rispetto all’atleta ovvero deve fare il lavoro sporco come i tuffi profondi. Insomma deve essere un pari livello altrimenti non riuscirebbe a fare le cose che poi farei io durante la competizione. Altra cosa fondamentale, è il perfetto feeling in gara. Valutare la corrente e il punto in cui scendere,  farsi passare i fucili giusti devono essere azioni automatiche. Sembra una cavolata ma pescare fondo come durante i giorni di gara, non puoi improvvisare nulla. Devono essere azioni acquisite e consolidate nel tempo. Francesco in tutto questo ha fatto un ottimo lavoro.

5 – Quest’anno abbiamo avuto il primo CI di pesca in apnea femminile. Immagino che al CI hai avuto di conoscere le tue colleghe. Dicci qualcosa di loro. E’ finalmente arrivato un nuovo inizio della pesca in apnea a tinte rosa?

Sicuramente bisogna apprezzare lo sforzo che hanno fatto. Nemmeno noi maschi siamo professionisti, nessuno campa di agonismo e la stessa cosa vale per le ragazze. E’ un inizio ed erano in poche dato che erano sei. Ma la storia dell’apnea femminile può insegnare. Alcuni anni fa è nata così, con un piccolo gruppo, e ora abbiamo delle eccellenze. Di una cosa sono certo: vedo le ragazze molto più portate nell’apnea e questo può sicuramente agevolarle. Per quanto riguarda la tecnica di pesca secondo me è più difficile che raggiungano il livello maschile, almeno nel breve periodo.

6 –   Ora parliamo del Mondiale ad Arbatax. Che esperienza è stata? Cosa hai notato in quei giorni?

Naturalmente si tratta di una esperienza stupenda, anche se vissuta da riserva. Inutile nasconderlo, sono rimasto un po’ male, ho perso sicuramente una buona occasione, certi treni passano una volta sola. Poi una volta entrato in acqua il fondale si addiceva molto alle mie caratteristiche e credevo di aver trovato una tattica per un buon risultato. Certo, da questo discorso al realizzarlo sicuramente ne passa. Però a grandi linee avevo capito che si doveva chiudere i capponi. Ma ripeto, un conto è dirlo e un conto è farlo. Inoltre i fondali mi sono piaciuti tanto, anche se a certe quote il pesce era scarso. La batimetrica migliore era tra i 38 e i 43 metri, sia per presenza di pesci dovuta ai grotti sia per il numero di tuffi senza incorrere in troppi rischi.

Il team Italia al Mondiale di Arbatax

7 – Cambiamo discorso. Ti seguo sempre sulla tua pagina Facebook, le catture sono sempre tante ed importanti. Per questo ti chiedo cosa rende un pescatore diverso dagli altri. E a che età hai incominciato ad andare per mare con più coscienza dei tuoi mezzi?

Sicuramente ci sono due esperienze che hanno segnato il mio percorso e la mi crescita. Il fatto di essermi spostato molto e avere pescato in altri mari come è successo per tre anni vicino le bocche di Bonifacio mi ha aiutato. L’altro fattore è stato l’agonismo. Il confronto con altri pescatori, la gestione e l’ottimizzazione del tempo ovvero capire in cosa stai perdendo tempo e in cosa può essere produttivo lo devo alle gare. Ti fanno crescere tanto. Quanto al pescatore bravo, parlando sia di cannisti che di apneisti, noto che tanti pescano sempre allo stesso modo. Per me il bravo pescatore è quello che si evolve con nuovi accorgimenti e nuove tecniche. Un po’ come succede con la tecnologia. Inoltre cerco di trovare sempre nuovi posti, anche lì dove spesso si dice che siano “aridi”. Per questo cerco di capire e cogliere piccoli segnali e indizi, insomma i dettagli dove aprire i miei orizzonti. Questo per avere nuovi stimoli e passare i miei limiti.

9 – Siamo arrivati alla fine della tua intervista. Ti chiedo alcune curiosità. La prima: in cosa si sente forte Luigi Puretti quando pesca? In cosa sei migliorato tanto negli ultimi anni? Pensi che devi migliorare in qualcosa in particolare?

La capacità migliore che ho è quella di sapersi adattare a vari tipi di condizioni e fondali e saper leggere le condizioni del momento così da imporre la miglior tattica. Le gare mi hanno permesso di fare questi miglioramenti e in più condizioni. La gara non ti lascia scampo. Per ottenere buoni risultati devi ottimizzare il tempo e le scelte in un lasso di tempo ristretto. Invece tra le cose da migliorare, ultimamente credo di essere diventato un po’ pigro ed esigente. Se ci sono condizioni avverse al risultato non vado in acqua con la speranza di sparare “mezzo pesce”. Quello che a volte mi rimprovero è non avere una vita interamente da atleta. Forse ciò è dovuto anche all’età che mi permette di riprendermi in poco tempo. Ad esempio, prima di andare ad Arbatax ho avuto alcuni piccoli problemi e non sono riuscito ad allenarmi al meglio. Poi, complice il ruolo di riserva che mi lasciava più tranquillo, ho fatto dei tuffi importanti sia come profondità che come tempi.

10 – Seconda curiosità: mettendo da parte i tuoi spot di pesca, quali sono quelli che ti hanno particolarmente entusiasmato in Italia e all’estero? Perchè?

Il posto più incredibile è stato l’oceano in Portogallo. Il fondale era composto da schiene di granito, era molto simile a quello della Sardegna ma a profondità ridicole ovvero entro i 15 metri. E sempre in questa fascia d’acqua si riusciva a trovare di tutto, come pesci mediterranei ma di dimensioni large. Sotto costa c’erano grossi cefali, pagri, ricciole, salpe, tordi, saraghi ecc. In Italia, invece dico la Sardegna. Dopo averla visitata tutta, posso dire che ovunque si vada la ritengo un autentico paradiso.

11 – Concludo chiedendoti una tua ammissione: Luigi Puretti si preferisce pescatore d’apnea o cannista?

In un mondo ideale, con acqua calda e limpida e il mare pieno di pesci preferirei stare sempre in acqua. Il problema è che nelle mie zone (Otranto ndr), da novembre a maggio, c’è poco pesce, acqua torbida e visibilità pessima per cui è difficile pescare profondo. Così mi sono riscoperto cannista. Con il tempo mi sono appassionato sempre di più. Ma partiamo da un presupposto: non si smette mai di imparare. E io nell’apnea ormai credo di dover lavorare sui dettagli per il livello a cui sono arrivato. Con la canna da pesca ho ancora tanto da sperimentare. Inoltre i fondali a cui posso pescare sono molto estesi, infatti negli ultimi anni sto effettuando pesche profonde come la traina oltre i 100 metri di profondità. Per cui non ci sono limiti, come quelli dettati nella pesca in apnea.

Grazie Luigi e alla prossima intervista!

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Luigi Puretti e una cernia stupenda