La cianciola pesca le ricciole a Leuca: i locali parlano di mattanza e parte la protesta

L’ira dei locali contro la cianciola a Leuca

Da oltre due settimane ci sono diversi amici che mi scrivono per capire cosa stia accadendo a Santa Maria di Leuca, località del sud Salento dove si sta compiendo una mattanza di ricciole. Ebbene, da qualche giorno sono partite diverse proteste a causa di alcuni video diventati virali. Così approfitto di questo episodio per fare chiarezza una volta per tutte su questa tematica. Ma procediamo con ordine.

Mi risulta che ci siano due o tre video sul web. Uno di questi è quello che riporto di seguito e poi “ripostato” da il giornale “Il Gallo” che ha proposto una analisi della situazione a cura di Giuseppe Cerfeda.

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Questo e gli altri video hanno scatenato l’ira dei pescatori sportivi e ricreativi e della piccola pesca professionale locale. Ma partiamo da un presupposto. Tutto quanto si vede nel video è assolutamente legale ed è previsto dalla Legge.

Perchè è tutto legale?

Il giornale “Il Gallo” cita giustamente il D.P.R. 1639/68 che regolamenta tutti i tipi di pesca, tra cui la pesca al cianciolo. Per farla breve, è vietato pescare con questa tecnica ad una distanza inferiore ai 3 miglia oppure lì dove il fondale è inferiore ai 50 metri. Secondo quanto scrive “Il Gallo”, queste limitazioni sono state rispettate dalla barca e lo testimonia il controllo concluso senza osservazioni della Guardia Costiera.

Ma cosa è una cianciola?

Per chi non lo sapesse, la cianciola è una tecnica di pesca industriale e sfrutta il momento della riproduzione di alcune specie di pesci, soliti riunirsi in grossi banchi. La barca con cui si pratica questa tecnica è in grado di catturare una porzione importante o addirittura l’intero branco di pesci con una grossa rete.

Per capire ancora meglio cosa è la cianciola, chiamata anche pesca con le reti da circuizione, ecco un video di alcuni anni fa.

Ma allora perché si è creato tutto questo trambusto se è tutto legale?

Il trambusto è determinato dal fatto che una barca simile può pescare tonnellate di pesci. Oggi c’è una scarsità di pesce ben conosciuta, non a caso importiamo pesce da altri Stati perché l’Italia non è in grado di coprire il proprio fabbisogno annuale. Per questo, nonostante queste pescate siano assolutamente regolari, il nostro Mediterraneo non può più permettersi prelievi così importanti e soprattutto così impattanti. Impattanti perché un branco di pesci molto grande scompare in pochi minuti. Ma il problema è anche di tipo economico. Perché quanto si scarica in porto una quantità così importante di pesce, il prezzo al chilo diminuisce drasticamente. Per cui un prelievo di alte proporzioni, non rende in termini economici come, ad esempio, venti o trenta prelievi più piccoli ma dello stesso ammontare.

Come si può risolvere od arginare questa situazione?

Non me ne vogliano gli armatori di queste barche, ma credo sia corretto incominciarne a parlare di questa tematica anche a livello politico. Nel 1968 c’era una abbondanza di pesce superiori ai giorni nostri, oggi non più. Per questa motivazione credo sia necessarie due soluzioni, una consecutiva all’altra . La prima è limitare il quantitativo mensile o annuale di queste barche. Perché alla fine i pesci che possono pescare sono sempre gli stessi e avvengono sempre nello stesso periodo, vedi le ricciole, i dentici, i serra o le orate, giusto per fare qualche esempio. E se questa opzione non dovesse portare a risultati efficaci, allora in futuro sarà necessario limitare il numero di licenze di questa pesca e di altre tecniche altamente impattanti.

Comunque per chi volesse avere maggiori dettagli circa i fatti di cronaca, suggerisco di leggere l’articolo de “Il Gallo” qui.

Di seguito vi riporto due articoli: il primo approfondisce la pesca a strascico, altra tecnica fortemente impattante sull’ecosistema, e un secondo articolo definisce come capire se una rete è regolare o illegale.

FONTE IMMAGINE DI COPERTINA: ilgallo.it