Nel live di ieri sera ho proposto alcuni spunti sul nuovo DPCM pubblicato in Gazzetta. Il Decreto risulta essere di difficile comprensione e quindi al momento, visto che non ci sono puntualizzazioni del Governo, si è dovuto proporre solo interpretazioni personali sulla riapertura della pesca sportiva e ricreativa. Il mio ragionamento si è focalizzato su 3 punti fondamentali e li analizzo di seguito uno ad uno.
- l’unione fa la forza: siamo due milioni di pescatori ma non tutti sono collaborativi con Federazioni e Associazioni
- riferimento al vecchio DPCM dell’8 marzo
- provvedimento regionale
Sul primo punto credo che ci sia poco da dire; è solo un appello a muoverci tutti uniti: ce lo insegnano i nostri amici pesci e sappiamo bene come giova questo comportamento a certe specie.

Arriviamo al punto due: come avrete potuto capire ciò che riguarda direttamente la nostra categoria è previsto nel DPCM del 26 aprile all’articolo 1, comma 1, lettera a) ed f). Li posto di seguito:


La lettera a) fa un po’ da prefazione a tutto il Decreto in quanto conferma le limitazioni di movimento attuali (ad esclusione dei congiunti) e sottolinea sempre la comprovata necessità. La lettera f) spiega che tutte le attività ricreative sono vietate, invece le attività motorie sono concesse. Perché ho voluto ribadire questi punti? Perché mi ricordano moltissimo il DPCM dell’8 marzo. In quel caso, lo ricordo ancora bene, ci trovavamo nella stessa situazione: erano permesse l’attività motorie e c’era la stessa limitazione di muoversi per il territorio. Il sottoscritto spiegò, chiamando la Protezione Civile, che la pesca sportiva e ricreativa non era contemplata. E infatti dopo pochi giorni tutti capirono quale era l’antifona. Multe a raffica e anche i più duri di comprendonio assimilarono la decisione di Governo. Cosa cambia di sostanziale tra questi due DPCM? Per mia personalissima interpretazione nulla. Per questo difficilmente il Governo si rimangerà un vecchio pensiero. Ma sicuramente non è impossibile.
Ma nella vita come nella pesca c’è sempre almeno una seconda possibilità e qui veniamo al punto 3 ovvero alle richieste alle Regioni. Sappiamo tutti come si sta sviluppando la questione a livello regionale, vedasi in particolare la Liguria e il Veneto ma tantissime altre, immagino (e spero), seguiranno l’esempio nei prossimi giorni.
Sottolineo solamente come una decisione presa a livello regionale e di approvazione verso la nostra categoria potrebbe sembrare contraria alla decisione del Governo. E quindi chi l’avrebbe vinta? I giuristi e avvocati penseranno al Titolo V, un argomento molto tosto anche per i laureati nella disciplina. Quello che ho capito sentendo un po’ di amici del settore è che, se mai il Governo dovesse rivolgersi alla Corte Costituzionale per opporsi a tale presa di posizione di tipo regionale, la decisione si risolverebbe in molto tempo, così tanto tempo che si spera di essere usciti da questo incubo. Per cui, come ho sempre sostenuto, si proceda spediti per questa via… sicuramente la migliore se a livello nazionale non si dovesse arrivare a risultato.
Insomma, alla fine non conta tanto come arrivarci, se grazie al Governo o le Regioni: l’importante è arrivare al risultato…cioè che si torni a pescare!
Per cui nei prossimi giorni vi terrò personalmente informati sull’interpretazione del Governo e dei Ministeri del Decreto e sicuramente anche su tutte le ufficialità che potrebbero arrivare dalle singole Regioni. Speriamo bene.
khh














