Da Palermo a New York in gommone: intervista al recordman Davì

Sergio Davì, palermitano di 53 anni è il Presidente dell’associazione nautica e sportiva “Ciuri Ciuri Mare” oltre ad essere uno skipper professionista e un gommonauta esperto in navigazione oceanica con una carriera piuttosto particolare come comandate e ideatore delle sue spedizioni. (Per leggere la sua biografia clicca qui). Nelle ultime settimane è stato intervistato dalle più importanti emittenti  televisive italiane perché la sua ultima idea è stata quella di viaggiare dalla sua città, appunto Palermo, fino a New York. Tutti voi penserete magari di lui su una nave o un super yacht. No, in realtà Sergio ha viaggiato su un gommone di 11 metri  e per ben 7000 miglia. Non a caso ora è diventato  un nuovo recordman mondiale e giustamente rientra tra i protagonisti di questo sito.

Ciao Sergio, innanzitutto complimenti, un’altra avventura si è conclusa con un finale scoppiettante, vedi l’uragano Doryan. Hai percorso tante miglia, quindi ti chiedo quando hai incominciato ad accusare un po’ di stanchezza? Quali sono le state le maggiori difficoltà?

Grazie Andrea. Sicuramente ho incominciato ad accusare un po’ di stanchezza dall’Islanda in poi in quanto le lunghe attese per aspettare i miglioramenti del meteo sono un po’ snervanti perché ti fanno perdere la concentrazione. La stanchezza è arrivata con le tappe più difficili quindi dall’Islanda alla Groenlandia, dalla Groenlandia … fino arrivare al Canada e così via.

Il  viaggio a New York ha avuto degli obiettivi ben precisi: ce li spieghi?

Sicuramente il fattore predominante è stata la passione, fare una ricerca sulle microplastiche e inoltre, essendo stato eletto tedoforo degli oceani, portavo la fiaccola della pace lungo il mio percorso.

Esattamente in cosa consisteva l’obbiettivo sulle microplastiche?

Lungo tutto il mio viaggio il mio compito era quello di effettuare  40 prelievi per conto del CNR. Le analisi  dei prelievi faranno capire se ci sono state delle variazioni dagli ultimi esami. Esattamente non so quando usciranno questi risultati.

Quali sono le difficoltà fisiche e psicologiche che hai trovato? E come ti sei preparato a superarle? Solitamente si dice che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. In questa avventura addirittura l’oceano. Per questo hai trovato qualcosa di diverso dalla preparazione? In caso come ti sei adattato?

Innanzitutto sono dell’idea che la preparazione oltre che fisica debba essere mentale; devi essere predisposto ad affrontare tutti i problemi, a gestire la resilienza, il duro lavoro cercando di gestire con lucidità e grande calma tutto ciò che devi affrontare durante il viaggio. Ho avuto un coach, si chiama Paolo Loner. Circa gli imprevisti, in realtà mi aspettavo che le finestre di bel tempo e che ti consentivano di navigare fossero più lunghe; secondo il periodo, il tempo è stato più duro del previsto.

Ritornando al tuoi viaggi, un’esperienza del  genere in cosa ti fa migliorare come uomo?

Per me le attese, gli imprevisti  e tutto ciò che riguarda l’organizzazione ti fanno crescere tanto, a maggior se questa sfida è stata affrontata da solo;  ti fanno conoscere di più il mare e i luoghi ma soprattutto  ti prepara alla risoluzione dei problemi in maniera più veloce e concreta senza lamentarsi.

Il viaggio per New York consta di tantissime tappe e quindi anche tanti popoli incontrati. Raccontaci qualcosa che ti ha colpito di loro.

Sicuramente ho trovato popoli molto differenti da noi. Mi ha stupito tanto la natura: la Groenlandia con il suo ghiaccio, le bellezze del  Canada. La Groenlandia non è un luogo dove vai quotidianamente quindi è normale che rimani colpito e ti rendo conto di come siamo al limite dell’organizzazione. Questo popolo vive in un contesto molto particolare, non a caso vivono isolati per diversi mesi dal resto del Mondo; durante l’inverno infatti i portacontainer non sbarcano e devono organizzarsi e gestire la loro quotidianità. Questo stile di vita mi ha profondamente colpito.

Passando ad un livello più tecnico, come è cambiato lo stile di guida da Palermo fino a New York? E perché? 

In realtà non è che è propriamente cambiato, personalmente mi sono adeguato al tratto che stavo percorrendo. Quando usi un mezzo planante che non è comunque propriamente un mezzo che tutti  userebbero per un simile viaggio, non puoi altro che adattarti. Nel Mediterraneo si naviga in modo differente che negli altri posti. Il mare rotto, il mare sempre molto formato, il tipo d’onda, la nebbia e i ghiacci sono stati i fattori principali a cui mi sono dovuto adeguare. Fondamentalmente a determinate latitudini il mare calmo non esiste più.

Il tuo viaggio è ancora più estremo in quanto è compiuto con un gommone di ben 11,3 m, di  casa New Jolly. Quali sono le sue 3 specifiche tecniche o le componenti che porteresti  su un gommone  che useresti  normalmente per diletto? Come mai?

Per me sono le coperture dei gavoni utilizzate in quanto più stagne, la carena profonda che mi ha permesso di navigare in un preciso modo e il comfort dei sedili.

Ormai questo viaggio si è concluso, obiettivi futuri?  Vuoi aggiungere qualcosa a questa intervista?

Per il mio futuro ancora non saprei. Mi sto guardando attorno. Comunque aggiungo dicendo questo mio pensiero. Io solitamente a tutti dico: “Il mare  ha una bellezza particolare perché a mare nasci ignorante e muori ignorante.” Questo per dire che si impara ogni giorno e non si riesce mai a conoscere il mare fino in fondo!

Andrea De Nigris

Ingegnere energetico amante del mare con la forte passione per la pesca e la sostenibilità. Incomincia a pescare all'età di 5 anni sulle coste nel nord Salento. Prima canna fissa, poi pesca subacquea e dopo la maggior età pratica la pesca a fondo, lo spinning e la pesca dalla scogliera. Il 12 marzo 2015 fonda la pagina Facebook "La pesca in mare". Nel 2016 fa partire la serie di eventi "A pesca di immondizia Italia".