Granchio blu: una vecchia minaccia del Mediterraneo

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In questi giorni tanti giornali hanno fatto girare all’impazzata la notizia dell’arrivo del granchio blu, nuova minaccia del mar Mediterraneo. Sicuramente questa specie non è autoctona ma è anche abbastanza conosciuta e non è certo una novità odierna.

Infatti è risaputo che il suo approdo sulle nostre coste è chiacchierato da almeno tre anni. Notizie confermate arrivano dal basso Salento, dalla Sardegna e dalla Sicilia. Naturalmente ai tempi si trattava di incontri fortuiti e piuttosto rari ma oggi non è più così. Nel marzo del 2016 l’ISPRA ci aveva contattato per pubblicare un sondaggio indirizzato ai pescatori sportivi e ricreativi: tra i protagonisti c’era proprio lui, il granchio blu.

La causa delle proliferazione di questo granchio, conosciuto anche come Granchio Reale, è l’utilizzo (carico e scarico in località differenti) delle acque di zavorra delle navi. Originario delle sponde occidentali dell’oceano Atlantico, è un animale con ottima capacità di adattamento spingendosi anche lì dove la salinità arriva al 3 per mille (fiumi ecc).

Le dimensioni sono ben più importanti della nostra specie ed è riconosciuta la sua notevole aggressività. Basti pensare che sono stati pescati esemplari di 800 grammi di peso. Il colore bluastro sull dorso è inconfondibile. La differenza tra sesso maschile e femminile è determinata dal colore delle chele: blu per il maschio, arancione per la femmina.

Le sue carni sono molto buone e sono ricche di vitamina B12. Non a caso, nelle aree dove si è diffuso, è presente anche nelle pescherie locali.

In conclusione, in questi anni si è notata una importante e rapida diffusione del granchio blu. Inizialmente nel sud Italia fino ad arrivare al nord Adriatico. Questo fa pensare che ci siano le caratteristiche ideali per il suo habitat. Ragione per cui probabilmente tra qualche anno sarà destinata ad essere annoverata tra le specie stanziali dei nostri mari.