La mascherina ecologica che combatte il virus

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Da quando la mascherina è diventata una brutta ma necessaria abitudine, tante associazioni ambientaliste hanno denunciato l’errato smaltimento di questo rifiuto. Infatti troppe testimonianze fotografiche denunciano il ritrovamento di mascherine per strada, in spiaggia, al mare.

Come sostengo da tempo, per combattere l’inquinamento causato dall’inciviltà dell’uomo non servono solo giornate ecologiche, un tampone più che una soluzione sul lungo termine, ma semplicemente produrre meno rifiuti. Quindi semplicemente per avere meno mascherine per terra, è doveroso riutilizzarle. Ma non tutte le tipologie possono avere più di un utilizzo anche se in commercio esistono le versioni lavabili come quelle prodotti dall’azienda ’Fanny’ di Nonantola in provincia di Modena.

Non so bene se sia riconosciuta come un DPI, ha comunque le stesse caratteristiche di una FP2, fatto sta che non è una semplice mascherina. Infatti, oltre ad essere lavabile e quindi ecologica, è costituita da un componente che non permettere il deposito di materiale come le goccioline trasportatrici del virus (droplet). E se anche una goccia dovesse attecchire alla mascherina verrebbe ossidata (e quindi il virus indebolito) in pochissime ore.

Dopo una guerra sanitaria, è da evitare una severa battaglia ambientale…! Questa mascherina assieme a tante altre soluzioni, potrebbe aiutarci ad allontanare il peggio.